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martedì 8 gennaio 2008

Metropolis

Metropolis2001 Metoroporisu,
Giappone 2001
regia di Rin Taro
scenggiatura di Katsuhiro Ôtomo

Il giovanissimo Kenhici aiuta lo zio investigatore che e’ sulle tracce dello scienzato pazzo Laughton coinvolto in traffico d’organi umani; lo ritrovano a Metropolis, la citta’ piu’ futuristica del pianeta, le cui fila sono tirate dal Duca Red che ha fondato un partito fascistoide e ha commissionato al Dr Laughton una ragazzina robot, Tima, che gli permettera’ di controllare il mondo..

Felice trasposizione del manga giapponese firmato da Osamu Tezuka nel 1949 e che traeva ispirazione al celebre film di Lang.
La trama e’ decisamente complicata (forse troppo?) innestando i temi della lotta di classe del capolavoro del ‘27 con la riflessione sulla robotica ispirata ai capisaldi dei film sci-fi, da Blade Runner (il giovane Rock che odia con tutte le sue forze i robot e ha un morboso rapporto figliale con il Duca Red ha le caratteristiche, piu’ incattivite, di Deckard e di Roy Batty) a Terminator: la morte di Tima e’ una puntuale citazione della scomparsa del teminator nel scondo capitolo della saga cameroniana.
Visivamente affascinante nella commistione tra la classicita’ del fumetto giapponese usato per disegnare i protagonisti e il gusto innovativo risevato agli sfondi tecnologici della citta’, il film e’ una visione apocalittica del futuro dove l’amore piu’ che una funzione salvifica si limita ad essere una malinconica speranza.
Di grande impatto la colonna sonora che si fa notare fin dall’inizio del film con la marcetta jazzata che sottolinea i festeggiamenti per il completamento dell’ immensa ziggurath, la ciclopica torre vanto di Metropolis e che ha il suo culmine geniale nell’esplosione finale sulle note di I cant’ stop loving you di Ray Charles.

mercoledì 1 agosto 2007

Scaramouche

Scaramouche

USA, 1952 MGM
Regia di George Sidney.
Con Eleanor Parker, Stewart Granger, Janet Leigh, Mel Ferrer.

Francia, qualche anno prima della Rivoluzione Francese: il giovane scapestrato Andre’ Moreau, giura di vendicarsi del marchese de Maynes, il piu’ abile spadaccino di Francia, che ha ucciso il suo migliore amico, colpevole di essere l’autore di un foglio liberale. Nel frattempo per sfuggire alle guardie, Moreau si nasconde dietro la maschera comica di Scaramouche..

Remake dell’omonimo film del 1923, questa versione e’ un rutilante film di cappa e spada che si segnala per la miglior scena di duello di tutti i tempi, che ha luogo tra i palchi e le quinte di un teatro.
Estremamente interessante anche l’uso della maschera: non semplice doppio o emblema di una personalita’ nascosta, la maschera di Scaramouche diventa quasi un mezzo per traghettare il protagonista tra varie identita’: all’inizio del film Moreau ci viene presentato come un giovane che non conosce le proprie origini, figlio illegittimo di un nobile , per buona parte del film il protagonista (e lo spettatore con lui) crede di aver scoperto il nome del genitore, ma solo alla fine scoprira’ le sue vere origini.
L’estrema fluidita’ di identita’ si riflette anche nell’apparentemente superficiale lettura storica: gli ultimi anni del regno di Maria Antonietta non hanno nulla di drammatico e niente fa presagire l’imminente rivoluzione, ma nel finale Lenore, la fidanzata abbandonata da Scaramouche per il suo vero amore, si trova come accompagnatore un giovane Bonaparte: anche la Storia deve vedersela con repentini cambi di corso.
Cast in stato di grazia: ottimo Stewart Granger, eroe del genere degli anni ‘50, sensuale e indimenticabile Eleanor Parker nei panni di Lenore: sicuramente anche Buz Lurhman si e’ ricordato di lei, per delineare il personaggio di Satine.

venerdì 20 aprile 2007

Il peccato di Lady Considine

Peccatoladyconsidine Under Capricorn, 1949
con Ingrid Bergamn e Joseph Cotten
regia di Alfred Hitchcock

Sbarcato in Australia al seguito del governatore ed in cerca di fortuna, il giovane gentiluomo Charles Adare conosce l’ex galeotto arricchito Sam Flusky e scopre che la di lui moglie e’ una sua lontana cugina Henrietta, che tempo prima era rimasta coinvolta in uno scandalo: era fuggita con lo stalliere di cui era innamorata e il fratello che era andato a riprenderla era stato ucciso. Per questo motivo Flusky era stato condannato ai lavori forzati in Australia e Henrietta lo aveva seguito, ma ora trascina la sua vita in preda a crisi nervose e all’alcol, il giovane decide di aiutarla scatenando la gelosia del marito..

Il film meno riuscito del periodo d’oro hitchcockiano (e il piu’ difficile da reperire!) e’ un melo’ molto ben costruito dal punto di vista stilistico (rimarchevoli i piani seguenza) ma piuttosto freddo emotivamente, non riuscendo mai a comunicare la cappa di angoscia che avvolge la tenuta dei Flusky, colpa del personaggio appena abbozzato della governate che trama contro Henrietta perche’ invaghita di Sam: se questa figura fosse stata meglio delineata probabilmente la vicenda avrebbe avuto piu’ mordente.
Ultimo dei tre film che Hitchcock giro’ con la Bergman che in quel periodo iniziava la sua famigerata storia d’amore con Rossellini con conseguente trasferimento in Italia, il film brilla per la grande interpretazione dell’attrice che costruisce molto bene un’Henrietta macerata dai sensi di colpa per essere la vera assassina del fratello mentre il marito ha scontato la pena al suo posto e la macchina da presa di Hitch e’ evidentemente innamorata dell’artista con cui sta lavorando per l’ultima volta.

venerdì 23 marzo 2007

Carne da macello

McdonaldDocumentario,
Italia 2002 di Maria Martinelli

Ieri notte, mentre il mio stomaco se la vedeva proprio con un baconburger, ingerito in una delle mie rare concessioni all’ american way of life in un tex-mex della zona, ho visto alla 25° ora un documentario molto interessante, Carne da Macello , opera italiana del 2002 che anticipa una denuncia che ha preso piede in seguito, quella alla filiera della carne in America. Il titolo fa pensare ai bovini che stanno alla base del settore, ma nel tritacarne che prendo in prestito dal video di Another brick in the wall dei Pink Floyd, insieme alle bestie finiscono gli operai sfruttati dai grandi mattatoi texani che non forniscono alcuna assicurazione ai loro dipendenti nel caso dei numerosissimi incidenti, e i consumatori: negli Usa ci sono molti casi di morte o malattia dovuti al consumo di hamburger contaminati.
Ovviamente non puo’ mancare il tentativo di analisi del fenomeno McDonald, che si scontra contro il muro di omerta’ dell’azienda che gia’ 5 anni fa era la piu’ grande azienda di ristorazione in Giappone, la piu’ grande acquirente di prodotti alimentari francesi, e la ditta privata che occupa il maggior numero di persone in Brasile. Nella sede centrale non e’ stato possibile fare riprese, e neppure i giovani lavoratori intervistati al McDrive potevano rispondere alle domande del giornalista italiano.
La McDonald e’ stata la prima azienda a preferire come dipendenti i teen-agers perche’ stando ancora in famiglia si accontentano di un salario molto basso e c’e’ molta possibilita’ di ricambio. Altre industrie hanno poi seguito questa via, ma a dimostrazione che le cose negli ultimi 5 anni non sono cambiate riporto una notizia che ho sentito recentemente a Decanter : tra le nuove parole americane un prestigioso dizionario ha aggiunto mcjob che sta a significare un lavoro poco pagato, con scarse prospettive di carriera e del tutto insoddisfacente, il colosso degli hamburger ha cercato di pretendere la modificazione del significato nel suo opposto: lavoro stimolante che offre una brillante carriera ma l’istituzione universitaria che cura il vocabolario ha respinto la richiesta perche’ fortunatamente il senso delle parole non si puo’ decidere a tavolino.

giovedì 8 febbraio 2007

Beyond the rocks

Beyondtherocks Usa 1922,
con Gloria Swanson e Rudolph Valentino
regia di Sam Wood

Un film sicuramente piu’ affascinante per le vicissitudini che per il valore artistico: per lunghissimo tempo si e’ creduto che di quest’opera fossero sopravvissuti pochi fotogrammi, quando un collezionista nel 2002 ne ha donato una copia integrale al Nederlands Filmmuseum, che lo ha restaurato e distribuito nel 2005.
Si trattava certamente di un blockbuster per l’epoca, visto che per la prima volta recitano insieme due divi del muto, Valentino e Gloria Swanson, fatto inconsueto per l’epoca, come nota Martin Scorsese nella breve introduzione al film.
La storia e’ una smielata vicenda d’amore: Theodora Fitzgerald e’ l’ultimogenita di un capitano della Marina Britannica e le sue attempate sorellastre puntano sulla sua belta’ per risollevare le sorti della famiglia tramite un matrimonio d’interesse. Mentre le due organizzano un matrimonio con un vecchio e malato milionario, Josiah Brown, la bella Theodora, caduta in mare viene salvata dal bel conte di Bracondale, tra i due e’ subito amore ma la fanciulla si sacrifica al matrimonio d’interesse per amore verso il padre. In viaggio di nozze sulle Alpi Theodora cade in un precipizio e a salvarla e’ nuovamente l’aitante Hector, che ormai innamorato si mette sulle sue tracce e la ritrova a Parigi: durante una gita a Versailles le rivela il suo amore che Theodora confessa di ricambiare pur non potendo venir meno all’impegno con il marito. A un certo punto si mette di mezzo la promessa sposa di Hector che scoperta la passione che lega il suo fidanzato alla donna sposata, scambia gli indirizzi delle due lettere che Teodora aveva scritto al marito e ad Hector. Il vecchio Josiah scopre cosi’ la verita’ e parte con una spedizione in Egitto da lui sovvenzionata, qui viene ferito da un attacco dei predoni e muore non prima di aver dato la sua benedizione all’amore che lega i due giovani.
Che il film fosse un’opera di richiamo, lo dimostra non solo la presenza di ben due divi, ma anche i continui cambi di scenografia, alcuni sono fondali (le Alpi, la reggia di Versailles) altri girati in esterni: le coste inglesi, il deserto. Ad aumentare il cote’ romantico c’e’ la profusione di costumi: oltre allo sfoggio di pellicce e abiti del bel mondo, non mancano momenti fantastici come quello a Versailles dove Valentino e la Swanson si ritrovano in abiti settecenteschi, mentre la spedizione nel deserto ritrova i documenti che narrano il supplizio di una fedifraga e il vecchio Josiah immagina la giovane moglie nelle succinte vesti della condannata.
Per quanto riguarda gli attori, ho trovato molto convincente la prova di Valentino, la Swanson e’ troppo “panterona” per il ruolo della donna onesta: nonostante sia molto piu’ paffuta gli occhi sono maliardi e le mani artigliate come nella sua piu’ celebre interpretazione, la Norma Desmond di Sunset Boulevard

mercoledì 6 dicembre 2006

Una tomba per le lucciole

Unatombaperlelucciole
Hotaru no haka
Giappone 1988
regia e sceneggiatura di Isao Takahata

Isao Takahata, cofondatore, assieme al celebre Hayao Miyazaki, del Ghibli Studio firma questo classico dell’animazione giapponese poco conosciuto qui da noi, che racconta le drammatiche vicende di due fratellini, l’adolescente Seita e la piccola Setsuko nel 1945, mentre la Seconda Guerra Mondiale sta per volgere al termine.
Mentre il padre, ufficiale di Marina, e’ disperso in guerra, la madre muore in seguito ad un bombardamento aereo; i due fratellini trovano rifugio presso una famiglia di parenti ma ben presto la zia inizia a far pesare questa forzata ospitalita’ allora i due ragazzi si rintanano in una grotta abbandonata lungo il fiume ma gli stenti e la fame costeranno la vita alla piccola Setsuko: il destino di Seita dopo esser costretto a cremare la sorellina con le proprie mani non viene indagato ma la storia viene narrata come un lungo flashback dal fantasma di Seita.
Il crudo realismo delle scene di guerra (impressionante ed insolita per il genere la scena della madre completamente ustionata, fasciata nelle garze sanguinolenti) si contrappone alla piacevolezza della natura, “matrigna” indifferente alla sorte dei due ragazzi e dell’umanita’. Un percorso formativo senza speranza (l’incontro della piccola Setsuko con il cadavere sulla spiaggia, Seita costretto a rubare e a sfruttare gli allarmi antiaerei per intrufolarsi nelle case in cerca di un sostentamento per se’ e la sorella) che nella sua crescente disperazione trova qualche affinita’ con Germania Anno zero di Rossellini.

lunedì 28 agosto 2006

Il Conte Ugolino

Ilconteugolino_2Italia, 1949
con Carlo Ninchi, Gianna Maria Canale
regia di Riccardo Freda


Ugolino della Gherardesca e’ tra le personalita’ piu’ potenti di Pisa: orgoglioso e sbruffone, ma anche fedele e generoso, arriva a liberare Fortebraccio, condannato alla morte per digiuno dopo esser stato murato nella Torre Civica, inimicandosi cosi’ tutto il Consiglio della citta’, convinta che Ugolino voglia prendere il potere. L’unico amico su cui puo’ contare, o almeno cosi’ crede il conte, e’ l’arcivescovo Ruggeri, che sara’ il vero artefice della sua rovina...

Il film si apre sull’illustrazione del Dore’ che rappresenta il fiero pasto da cui il conte alza la testa quando Dante lo incontra all’Inferno nel nono cerchio , quello dei traditori (XXXII canto).
Il film si svolge in maniera piuttosto didascalica con poche scene di cappa e spada che solitamente contraddistinguono l’opera di Freda, si preferisce seguire i maneggi dell‘arcivescovo Ruggeri interpretato (malissimo a mio parere) da Peter Trent.
Carlo Ninchi invece interpreta il Conte Ugolino in maniera molto sanguigna e la rilettura che la pellicola offre del presunto tradimento del Conte ha fruttato al regista il ringraziamento della famiglia Della Gherardesca per aver riabilitato l’avo; ricordiamo la presenza di Mario Monicelli tra gli sceneggiatori.
Di interessante c’e’ la ricostruzione d’epoca, molto realistica, senza scenografie di cartapesta; Freda cerca di sfruttare anche in maniera emotiva, quasi espressionista le ambientazioni con qualche inquadratura sghemba e giochi d’ombe che incombono sui personaggi. Portato a termine il suo piano, l’arcivescovo Ruggeri viene mostrato mentre accarezza un gatto che ha in grembo, classico simbolo di falsita’.
Il film merita la visione per la famosa ellissi finale: la trama presenta anche il personaggio di Emila, interpretato da Gianna Maria Canale, figlia prediletta del conte, innamorata del nipote di Ruggeri che Ugolino uccide perche’ il vero traditore di Pisa. La ragazza diventa complice inconsapevole dell’imprigionamento del padre e dei fratelli poi si reca Roma per ottenere giustizia dal Papa che le concede la liberazione dei familiari, tornata a Pisa ed entrata nella torre, la povera Emilia si guarda attorno con aria orripilata e scoppia in un grido terribile mentre sotto il suo fermoimmagine compare il celebre verso poscia, piu' che ‘l dolor, pote' ‘l digiuno. Una scena che puo’ considerarsi capostipite della nascente stagione dell' horror all’italiana.

lunedì 29 maggio 2006

Segnalazioni

Lemdm




Visto che Le mura di Malapaga e’ un film poco visibile che desta sempre curiosita’ (agli accoliti ricordo che e’ anche il film che segna il debutto del diciannovenne Carlo Leva nel mondo del cinema) mi preme ricordare che Rete4 lo trasmettera’ questa notte verso le 2,20.




Kira_2

Venerdi’ prossimo invece FuoriOrario inizia un ciclo di film dedicati alla immensa Alida Valli: ovviamente si inizia con Senso per passare poi in rassegna una serie di filmetti di regime che vedono l’affermarsi della giovanissima Alida.
Meraviglioso il titolo scelto per la rassegna: Come ci illude Alida d’esser noi vivi

venerdì 13 gennaio 2006

L'ottava moglie di Barbablu'

Bluebeard_2Bluebeard's eighth wife, 1938
con Claudette Colbert Gary Cooper
regia di Ernst Lubitsch

Nizza: l'incontro fortuito in un grande magazzino segna il colpo di fulmine tra la nobile e squattrinata Nicole e il ricchissimo americano Michael Brandon.
I due decidono di convolare a giuste nozze, ma proprio il giorno della cerimonia la ragazza scopre che il promesso sposo ha gia' sette divorzi alle spalle...

Una commedia  considerata minore, del  maestro berlinese, scritta da Billy Wilder e Charles Brackett  che mette alla berlina il matrimonio, facendo scontrare le assurdita' della concezione europea  e  di quella americana del vincolo: se Michael Brandon ha sette matrimoni alle spalle e' perche' e un uomo onesto, che non tradirebbe mai la moglie, ma la lascia con un cospicuo vitalizio per passare alla nuova fiamma, mentre il nobile clan dei De Loiselle non esita a organizzare un matrimono d'interesse per risollevare le sorti della famiglia, a patto che sia per sempre.
A Nicole, una spumeggiante Claudette Colberte interprete ideale della smart girl intraprendente, non resta che frustare il desidero del marito per tenerselo il piu' a lungo possibile, facendogli credere di averlo sposato solo per interesse.
Il lieto fine rappresenta la vittoria della figura femminile e avviene dopo che il povero marito e' stato internato in una casa di cura per esaurimento nervoso e per fargli incontrare la moglie e' necessario mettergli la camicia di forza.
Il film  ha dei momenti esilaranti che illustrano la lotta tra i sessi: memorabile la scena di seduzione con il marito che fa bere la moglie per poterla sedurre e lei che si divora un cespo di cipolle di cui lui non sopporta l'odore per tenerlo lontano: la scena parte con tono giocoso ma si trasforma in una sarabanda folle dove escono le verita' che si celano dietro ai rapporti d'amore.
Anche la rivisitazione de La Bisbetica domata di Shakespaere e' divertente: il povero Michael prende ad esempio il modello di uomo shakespeariano, di cui ha appena letto, sculacciando la moglie ma questa si difende a graffi e morsi, avendo la meglio; questo episodio del film sottolinea il senso di superiorita' che il clan mitteleuropeo di Lubitsch ha nei confronti dell'America, ricca e pragmatica ma fondamentalmente ingenua e priva di cultura che scambia la vasca da bagno di Luigi XIV per una tinozza da bucato. Del resto all'ingresso del grande magazzino dove inizia il film c'e' un cartello che dice che nel locale si parla inglese, tedesco ed  italiano e si capisce l'americano.

martedì 25 ottobre 2005

I misteri di Shanghai

The Shanghai gesture
Usa 1941, di Josef von Sternberg
con Gene Tierney, Victor Mature, Walter Huston, Ona Munson

Quando un magnate vuole sfrattare il suo casino’ per una speculazione edilizia, l’astuta tenutaria Mother Gin Sling fa compiere delle ricerche sul passato dell’uomo e scopre che si tratta di colui che in gioventu’ l’aveva sposata e abbandonata dopo averle tolto i suoi beni. Per vendicarsi ne travia la figlia trasformandola in una cocainomane dedita al gioco e succube di un losco personaggio. Troppo tardi scoprira’ di essere la madre della ragazza...

Capolavoro morboso di Von Stemberg che porta sullo schermo una storia squallidissima di raggiri e vendette perverse: all’epoca il film fece talmente scalpore da costare al regista un periodo di esilio da Hollywood.
Nonostante i tempi siano cambiati, la pellicola non perde la sua allure malata grazie all’ambientazione esotica in una Shanghai fantasiosa con la sala del casino‘ strutturata come un girone infernale.
La cena del capodanno cinese e’ un pezzo di incredibile bravura per la costruzione dell’atmosfera e dei dialoghi: Mother Gin Sling svelera’ la sua vera identita’ e la sua vendetta in un crescendo parossistico sottolineato dal frastuono del capodanno cinese e dalla scena memorabile delle ragazze esposte in gabbie prima di esser messe all’asta.
Von Sternberg si conferma per l’ennesima volta maestro nella creazione di figure femminili: solo in mano sua il personaggio Mother Gin Sling (interpretato da una Ona Munson truccata come Marlene) poteva essere credibile con delle acconciature cosi’ inverosimili.
Il regista e’ l’unico ad aver osato sporcare l’algida bellezza di Gene Tierney, memorabilmente cattiva o ambigua in alcuni suoi celebri film, ma sempre perfetta, mentre von Sternberg insiste sulla sua trasformazione da raffinata ereditiera ad ubriacona scarmigliata e sguaiata.

luglio 2008

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