Metropolis
Metoroporisu,
Giappone 2001
regia di Rin Taro
scenggiatura di Katsuhiro Ôtomo
Il giovanissimo Kenhici aiuta lo zio investigatore che e’ sulle tracce dello scienzato pazzo Laughton coinvolto in traffico d’organi umani; lo ritrovano a Metropolis, la citta’ piu’ futuristica del pianeta, le cui fila sono tirate dal Duca Red che ha fondato un partito fascistoide e ha commissionato al Dr Laughton una ragazzina robot, Tima, che gli permettera’ di controllare il mondo..
Felice trasposizione del manga giapponese firmato da Osamu Tezuka nel 1949 e che traeva ispirazione al celebre film di Lang.
La trama e’ decisamente complicata (forse troppo?) innestando i temi della lotta di classe del capolavoro del ‘27 con la riflessione sulla robotica ispirata ai capisaldi dei film sci-fi, da Blade Runner (il giovane Rock che odia con tutte le sue forze i robot e ha un morboso rapporto figliale con il Duca Red ha le caratteristiche, piu’ incattivite, di Deckard e di Roy Batty) a Terminator: la morte di Tima e’ una puntuale citazione della scomparsa del teminator nel scondo capitolo della saga cameroniana.
Visivamente affascinante nella commistione tra la classicita’ del fumetto giapponese usato per disegnare i protagonisti e il gusto innovativo risevato agli sfondi tecnologici della citta’, il film e’ una visione apocalittica del futuro dove l’amore piu’ che una funzione salvifica si limita ad essere una malinconica speranza.
Di grande impatto la colonna sonora che si fa notare fin dall’inizio del film con la marcetta jazzata che sottolinea i festeggiamenti per il completamento dell’ immensa ziggurath, la ciclopica torre vanto di Metropolis e che ha il suo culmine geniale nell’esplosione finale sulle note di I cant’ stop loving you di Ray Charles.















The Shanghai gesture
La cena del capodanno cinese e’ un pezzo di incredibile bravura per la costruzione dell’atmosfera e dei dialoghi: Mother Gin Sling svelera’ la sua vera identita’ e la sua vendetta in un crescendo parossistico sottolineato dal frastuono del capodanno cinese e dalla scena memorabile delle ragazze esposte in gabbie prima di esser messe all’asta.



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