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giovedì 21 ottobre 2004

Del cinema asiatico

Rispondendo alle nostre richieste d'aiuto , il prode D-aniki cerca di supplire alle nostra ignoranza, mentre la sottoscritta si prepara per  assistera alla prima giornata di Ring!, l'unico festival che non abbia voluto stampare il programma, limitandosi ad affiggerlo nel luogo dove si svolgera'.. 

Guida all'acquisto dei film asiatici


.WWW.PLAY.COM Qui si trovano i film orientali usciti sul mercato occidentale, a costi abbastanza contenuti, con un’ampia varietà di dvd a prezzo speciale (12,99 euro). Le spese di spedizione gratuite! Ideale per tutti i film giapponesi, altrimenti impossibili da trovare a prezzi così contenuti e con edizioni così curate.


WWW.LAYOYO.COM Qui si trovano titoli da tutto l’oriente con un occhio particolare per i titoli di HK a costi bassissimi per tutti i titoli di Hong Kong e per i dvd di altre nazioni usciti sul mercato di Hong Kong. Tra i 3 euro e i 10… Le spese di spedizione variano a seconda della quantità di materiale comprato. (tra i 5 e i 10 dvd le spese di spedizione sono di 13 euro). Ideale per chi vuole comprare più titoli senza spendere un patrimonio.


WWW.YESASIA.COM Materiale proveniente da quasi tutto da tutto  l’oriente a costi abbastanza contenuti (tranne che per i dvd giapponesi).
Ideale per chi vuole comprare pochi dvd, soprattutto se coreani o di Hong Kong


Spero con questo piccolo elenco di poter guidare quanti vorranno entrare nel magico mondo del cinema orientale, di farlo senza sborsare troppi soldi.

Di siti che vendono titoli orientali ce ne sono molti altri (www.dddhouse.com, www.charmes.de , www.mrkwang.com) quelli citati nella tabella sono quelli attraverso i quali fare i migliori affari. E’ comunque consigliabile dare sempre un’occhiata in giro per capire se ci sia la possibilità di strappare un prezzo migliore (un po’ come disse a suo tempo il “nostro” presidente dello sconsiglio).

Credo che sia utile per chi si accosta per la prima volta al mondo dei dvd orientali sapere com’è la qualità di ciò che si compra, per cui eccovi un’altra tabella divisa per nazioni


HONG KONG: i prezzi sono quasi sempre contenuti anche per il fatto che le loro edizioni sono molto “minimaliste”. Il film in dvd con i sottotitoli in cinese e in inglese (in precedenza erano impresse direttamente nel film, ora, per fortuna, li hanno messi selezionabili). Packaging semplicissimo e totale assenza di extra. Audio e video variano a seconda delle edizioni, anche in questo caso solo ultimamente si da un occhio di riguardo…

COREA: dvd che sono ben curati, sia nel packaging che negli extra e nella qualità audio/video. Costano sì più di quelli di Hong Kong, ma la qualità si paga…

GIAPPONE: anche i dvd giapponesi sono molto curati, ma niente che possa giustificare i loro prezzi stratosferici, meglio cercare edizioni dei film del sol levante di hong kong o occidentali

Infine un elenco, del tutto personale di titoli da cui si potrebbe/dovrebbe iniziare per scoprire il mondo del cinema orientale recente…


HONG KONG
Rouge di Stanley Kwan
Once upon a time in China 1 & 2 di Tsui Hark
PTU di Johnnie To
Juliet in love di Wilson Yip
Too many ways to be n°1 di Wai Ka-fai


COREA
Sympathy for Mr. Vengeance di Park Chan-wook
Peppermint candy di Lee Chang-dong
Bad guy di Kim Ki-duk
Samaria di Kim Ki-duk
My sassy girl di Jae-young Kwak


GIAPPONE
Ichi the killer di Takashi Miike
Happiness of the Katakuris di Takashi Miike
Kairo di Kyoshi Kurosawa
Go di Isao Yukisada
Soseiji – Gemini di Shinya Tsukamoto

venerdì 8 ottobre 2004

D-aniki is back!

Tornano i brillanti approfondimenti sul cinema orientale del nostro esimio collaboratore, a latere mi permetto di segnalare una doverosa nota su Anita Mu

Rouge

Rouge


Anno: 1988
Regia: Stanley Kwan
Soggetto: Lillian Lee
Sceneggiatura: Lillian Lee, Yau Dai On-ping
Cast: Anita Mui, Leslie Cheung, Alex Man, Emily Chu




“Rouge” come rossetto “Rouge” come il rosso dell’amore “Rouge” come il colore del sangue. Ma i colori di questo film sono molti di più ci sono il giallo di una storia d’amore che procede come un’indagine negli interstizi imperscrutabili del cuore. C’è il rosa della più semplice delle storie d’amore dannato (lei ama lui ma le differenze sociali rendono l’amore una faticosissima scalata). C’è il colore dell’horror, colore dato dall’indefinito miscuglio di nero, viola e bianco esiziale, perché “Rouge” è anche una storia di fantasmi.

Se vi siete sempre chiesti cosa ci fosse nel cinema di Hong Kong per far cadere in brodo di giuggiole tanti esimi critici allora recuperate a qualsiasi costo questo film (lo trovate a una decina di euro sui più grandi siti di vendita di dvd asiatici).



A ripensarlo oggi il cinema di Hong Kong, pur non avendo la pretesa di esserlo, è il cinema che meglio ha rispecchiato il mondo degli anni ’90. Un mondo in cui si parlava di meltin’ pot, di società multietnica idee e speranze di commistioni tra culture e forme d’arte diverse. Hong Kong sotto questo punto di vista con i suoi film è riuscita a far viaggiare nei suoi film i generi più disparati. Con l’esclusione di Wong Kar-wai forse l’unico regista considerabile a ragione un autore, tutti gli altri registi di Hong Kong hanno vagato tra i generi e persino nello stesso film riuscivano ad unire commedia e horror, o action e melò (John Woo su tutti) o come in questo caso dove c’è una vera e propria macedonia di generi anche se di fondo il melò la fa da padrona.

Oggi quel mondo è morto e così parrebbe anche il cinema di Hong Kong.
Ma se ci possono essere speranze per il futuro, quanto meno per la cinematografia made in HK, il pubblico di tutto il mondo non potrà più avere le emozioni trasmesse da quelle due autentiche star che erano Leslie Cheung e Anita Mui. Il primo ha avuto un po’ di visibilità da noi grazie a “Storia di fantasmi cinesi” e soprattutto alla pellicola di Wong Kar-wai “Happy together” e al miglior film di Chen Kaige “Addio mia concubina”. Di Anita Mui non si è visto nulla e vi assicuriamo che i vostri occhi sono stati privati di una regina della recitazione. Titolo che viene confermato in pieno con questa pellicola.

Per andare più nel fondo della trama vi basti sapere che negli anni ’30 l’unico erede di una famiglia benestante di Hong Kong s’innamora di Fleur prostituta in uno dei più grandi bordelli della città. Il loro amore è contrastato dalla famiglia di lui che lo ha già promesso in sposo a una cugina.
Prima ancora di sapere come andrà a finire tra i due amanti Stanley Kwan, uno dei registi di punta dell’Hong Kong anni ’80 - ’90, ci porta ai giorni nostri, con una coppia molto meno dedita alle passioni romantiche e più alle cose materiali.
Tutto si stravolge e quando già si pensa a uno stucchevole parallelismo tra un amore di ieri e uno di oggi ecco apparire Fleur emaciata in volto ma tale e quale a come l’avevamo lasciata cinquanta anni prima, con gli stessi vestiti che cerca di mettere un annuncio sul giornale per il suo amato di allora chiedendogli di farsi trovare allo stesso posto. Incontrerà il lui della coppia moderna che lavora per un giornale (come la sua “compagna”). Il film a questo punto prenderà una venatura horror quando inizierà a venire a galla la reale natura della Fleur che vediamo nel presente… Fleur è un fantasma!
Andare avanti vorrebbe dire togliere il gusto della visione a quanti vorranno seguire questo consiglio da appassionato ancor prima che critico.

Per chi vuole venir sorpreso dai potenti mezzi del cinema (che non sono quelli degli effetti speciali) questo film è straconsigliato.



mercoledì 2 giugno 2004

R[eality] KO

Ci sono notti di Fuori orario in cui credi che il tema portante, il filo rosso che lega una visione ad un’altra (a quell’ora di notte è più facile avere delle visioni che vedere dei film) sia uno, quello che viene annunciato più dal titolo di testa del programma che dalle libere associazioni coltissime di Ghezzi, e poi ti ritrovi a trovare tanti altri fili rossi, tante altre associazioni che legano un film all’altro, ogni film a qualcosa che in quel momento non è sullo schermo.

Ci sono notti come quella di domenica 23 maggio nelle quali credi di vedere tre film legati dal fatto di essere del catalogo RKO e prodotti da Val Lewton, e dopo averli visti trovi altri e più “inquietanti” legami.

I film in programma erano: Mademoiselle Fifi e La jena
di Robert Wise intervallati dal film di Mark Robson Il vampiro dell’isola. Il primo del 1944 gli altri due del 1945.

Non gli anni di uscita né i loro autori creano nuovi legami tra le pellicole ma…. Il grande fratello!!!
I più storceranno il naso e troveranno l’accostamento ai limiti della blasfemia ma leggendo queste righe cercherò di far cambiare idea anche ai più scettici.





Il legame mi è risultato lampante soprattutto per i due film che hanno aperto la serata: Mademoiselle Fifi e Il vampiro dell’isola.
Nel primo ambientato nella Francia occupata dall’esercito prussiano una diligenza trasporta un variopinto gruppo di cittadini francesi. Tre coppie di riccastri pronti a fuggire per l’Inghilterra assieme alla loro maschera da patrioti, un prete che deve andarsi ad insediare nella sua nuova parrocchia dove le campane sono lasciate in silenzio per “combattere” gli invasori, un “rivoluzionario” che sembra essere l’unico ad avere a cuore le sorti del suo paese e una ragazza diretta verso la sua città dopo essere stata cacciata dall’esercito nemico.
Il viaggio è lungo e la prima sosta lo rende ancora più lungo. Un ufficiale prussiano costringe i viaggianti a rimanere fermi in un ostello fino a quando la ragazza non accetterà l’invito a mangiare con lui.

Nove persone che per la maggior parte non si conoscono tra loro, chiuse dapprima nell’angustio spazio di una carrozza e dopo in un ostello non vi suggeriscono nulla? Le regole dettate da una sorta di grande fratello ante-litteram vi rendono un po’ più chiaro il legame? E se vi dicessi che come in tutte i reality che si rispettino ci scappa la storia d’amore (quelle del tipo “se pijano, nun se pijano”)?
Se poi rammentate assieme a me che nella passata edizione, o forse in questa, scoppiò una polemica riguardante la possibile partecipazione di un prete al reality show non potete che condividere le mie libere associazioni, non derivanti da pure astrazioni intellettualoidi né da un’alimentazione poco salubre.
Il film di Wise è assieme ai racconti di Guy de Maupassant da cui è tratto il film, in anticipo sui tempi e sono arrivati là dove Orwell giungerà solamente quattro anni dopo (il 1949 è l’anno di pubblicazione di 1984).

Come nel più riuscito degli horror, in una programmazione fatta solo di reality, dopo il Grande fratello ecco arrivare La talpa che nella fattispecie è intitolato “Il vampiro dell’isola”.
Un generale dell’esercito greco in compagnia di un giornalista inglese si reca in visita alla tomba della propria moglie posta su di un isolotto poco lontano da dove si trovano stanziate le truppe greche. Arrivati sull’isola trovano la tomba della moglie del generale manomessa e con il corpo trafugato, una voce di donna che canta li porteranno a trovare una casa nel mezzo dell’isola. Qui vengono accolti talmente bene che decidono di passare la notte nella casa. La mattina dopo uno degli abitanti della casa viene trovato morto, il dottore militare fatto giungere sul posto sospetta si tratti un’epidemia, ma per altri in realtà tra di loro si nasconde un vampiro che li farà morire tutti….
Nessuno può lasciare la casa per non espandere l’epidemia anche al resto della popolazione, così i reclusi muoiono a poco a poco e l’idea che si possa trattare di una semplice malattia lascia sempre più il passo a una presenza maligna dentro la casa.

Una casa sperduta su di un isola, una lotta per la sopravvivenza, un membro del gruppo che rema contro… cos’altro non è se non La talpa? Se poi notate ad un certo punto Karloff sembra dare i numeri, bene, nella versione italiana col doppiaggio gli son state messe in bocca altre parole, in realtà il mitico Boris stava dando il numero per il televoto e chiedere chi si sarebbe voluto vedere schiattare dei partecipanti del film.

Su La iena che paradossalmente ha il titolo che più si avvicina a una trasmissione televisiva non ho avuto più visioni terrificanti come quelle fin qui raccontate, ma non è detto che sia un backstage della preparazione di qualche reality… alcuni direttori di rete assieme a qualche talent dead scout potrebbero riempire i prossimi reality con artisti già morti andandoli a prelevare dalle loro tombe… o forse lo stanno già facendo… Dormite male gente, dormite male…. AHAHAHAHAHA

lunedì 24 maggio 2004

Hero


        Nel 221 avanti Cristo la Cina che conosciamo noi geograficamente non esiste. Il territorio è diviso tra sei grandi regni sempre in lotta tra di loro. Il re di Qin è il più feroce e ha intenzione di conquistare gli altri cinque territori. Sono in molti ad attentare la sua vita. Da un piccolo distretto un guerriero che viene chiamato “Nameless” arriva al cospetto del re portando con sé, le spade dei tre guerrieri più temuti dal re: Sky, Flying snow e Broken sword. Mano mano che le armi verranno presentate “nameless” verrà ricompensato con oro, terreni e la possibilità di stare sempre più vicino al re, come mai nessuno prima….






[...]
                                                                                                                     



Prima di parlare del film, lasciatemi lo spazio per fare un po’ di polemica. La solita polemica di chi ama il cinema orientale. E’ mai possibile che un film uscito nel 2002, distribuito nelle sale di tutto il mondo (dall’Inghilterra alla Francia, dalla Lituania alla Croazia) a metà del 2004 in Italia non si sia visto né nelle sale né in dvd o via satellite… E dire che i presupposti per vedere questo film c’erano tutti. Un wuxiapian (film di combattimenti cavallereschi) che avrebbe potuto bissare il successo de “La tigre e il dragone”, un film di Zhang Yimou, le cui fatiche hanno sempre trovato spazio sui grandi schermi italiani, la produzione di quel colosso che ormai è la Miramax. Nonostante tutti questi aspetti favorevoli il film in Italia risulta invisibile. C’è ancora chi spera che possa uscire nello stanco periodo estivo (stanco solo qui), e nonostante le perplessità che la pellicola mi ha suscitato, lo spero anche io.

Dicevo delle perplessità, c’è la scena di uno scontro su di un lago. I due contendenti danzano sulla superficie dell’acqua nel momento in cui un piede dovesse finire un po’ sotto la superficie viene perso il controllo del movimento. Ecco Zhang Yimou ha paura di andare oltre la superficie. Peccato, perché una storia più compatta, dei personaggi tratteggiati meglio e alcuni evitabilissimi commenti pleonastici avrebbero resto questa pellicola degna dei film storici del genere wuxiapian, degna del maestro King Hu. Invece Zhang Yimou s’interessa solo della superficie, di creare scene dal forte impatto cromatico e visivo, sperando che da questo possa scaturire una poesia che la storia non riesce a trasmettere. Ma la poesia delle sue immagini sta al cinema come il movimento new-age sta alla filosofia. Dopo un primo forte impatto visivo, ben presto ci si accorge che non c’è nulla di più che una esagerata ricerca estetica fine a se stessa.
Chi non fosse avvezzo con il genere wuxiapian si lascerà più facilmente ammaliare dalle meravigliose immagini di “Hero”, ma chi avesse più confidenza con questo genere riconoscerà molto presto la “furbizia” di questa operazione che più che proseguire la tradizione orientale è uno smaccato riadattamento per un novello pubblico occidentale, e i soldi della Miramax sono lì a testimoniarlo.

Nunzio vobis..

Se vuoi essere un blog di tendenza devi avere almeno un collaboratore e io, modestamente mi sono accapparata uno dei migliori talenti cinefili sulla piazza, preparatissimo sul cinema moderno orientale di cui io sono un po' digiuna
(arrivo fino a John Woo) so ladies and gentleman i'm glad to introducing you niente popo di meno che:
D-ANIKI!!!!

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