Roberto De Cesare gestisce un negozio di ferramenta in quel di Buenos Aires ed è un uomo pignolo e solitario, ai limiti della misantropia. Un giorno mentre si rilassa guardando atterrare gli aeroplani, Roberto vede malmenare un ragazzo e buttarlo fuori da un taxi, li ragazzo gli chiede aiuto ma è cinese e i due non possono comunicare se non a gesti; Roberto presta i primi soccorsi al malcapitato senza immaginare che si troverà costretto a una lunga convivenza forzata con una persona con cui non può comunicare.
Il film, ispirato a una storia vera accaduta in Giappone, si apre con la scena surreale di una mucca che cade dal cielo centrando una barca dove due fidanzatini si stanno giurando amore eterno e uccidendo la promessa sposa. Nel corso del film scopriremo che tra questo episodio incredibile e i due protagonisti c’è un legame. Potrebbe essere una storia tragica, sullo sfondo c’e’ lo spettro della guerra delle Falkland di cui quest’anno ricorre il trentennale e Cosa piove dal cielo? (Un cuento chino) è uno dei pochi film (se non il primo) distribuito in Italia a raccontarci il punto di vista argentino sul conflitto delle Malvinas piuttosto che quello inglese come nei recenti This is England o The Iron Lady.
Del resto è facile intuire cosa si nasconda dietro alla pignoleria estrema di Roberto che passa la giornata a contare se nelle scatole di viti ci sono il numero esatto di elementi, che rifiuta l’amore della vicina Mary e si muove tra oggetti che sono rimasti fermi alla fine degli anni ‘70: tutte queste idiosincrasie sono il sintomo di una vita spezzata. Il regista Sebastián Borensztein sceglie però il tono della commedia e grazie all’ottima prova dei due protagonisti (superlativo Ricardo Darín) ogni piccolo gesto e scontro diventa motivo di sorriso o risata. La trama corre su binari piuttosto prevedibili ma il cliché della strana coppia funziona perfettamente e il film si segnala per l’ironica freschezza che ne ha fatto il vincitore sia del Premio della Critica che di quello del Pubblico al Roma Film Festival 2011.










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