Cheyenne, una rockstar che faceva musica dark negli anni ‘80, si e’ ritirato in un esilio dorato in Irlanda dopo che due fans si sono suicidati su (presunta) istigazione dei suoi testi. Quando il padre, con cui non parlava da oltre trent’anni, muore, Cheyenne torna a New York e cerca di portare a termine la ricerca che aveva ossessionato la vita del genitore: scovare il nazista che, quand’era internato ad Auschwitz, lo aveva umiliato.
Per mesi ho avuto davanti agli occhi il faccione di Sean Penn truccato da dark e solo nell'inquadratura iniziale in cui si trucca ho colto la derivazione del look di Cheyenne da quello di Robert Smith dei Cure, invece quando ho visto Paolo Sorrentino a Che tempo che fa ho pensato che fosse pettinato come Tim Burton e in effetti Cheyenne per certi versi mi ha un po’ ricordato Edward mani di forbice: il maniero che sovrasta il sobborgo, la disponibilita’ che Cheyenne dimostra verso la gente comune da cui viene accettato nonostante l’aspetto bizzarro, l’ingenuita’ del personaggio che pian piano scopriamo essere meno stordito di quel che appare a prima vista ma ben piu’ saggio e furbo, insomma si impara ad amarlo e solo il cinismo di Sorrentino poteva architettare un happy end cosi’ tremendo in cui distrugge la figura che ci ha insegnato ad apprezzare. Per tutto il corso del film ho pensato che sarei tornata a rivederlo in sala ma ora non so se ho la forza di rivedere l’adulto che prende il posto dell’uomo bambino: la vendetta richiede la perdita del candore e dell’ingenuita’ e quell’uomo del finale, oltre a fumare, prima o poi si comprera’ anche un cellulare: fine terribile di una fiaba.
Se non fosse per la cinica zampata finale, This must be the place sarebbe il “solito” road movie con cui un regista europeo racconta gli States, con la sua pletora di personaggi bizzarri e paesaggi sterminati (per altro questi film sono sempre belli) ma a parte il finale che mi ha fatto sanguinare il cuore, in questa pellicola torna ad esaltarsi il gusto eccezionale per la composizione dell’immagine di Sorrentino che non era stato piu’ cosi’ centrale nella sua economia filmica dai tempi de Le conseguenze dell’amore.










Io il finale però, al di là dell'aspetto emotivo che può avere o meno, l'ho trovato alquanto prevedibile e telefonato, così come gran parte della sceneggiatura e dello svolgimento del film.
Scritto da: Alessandra | 23 ottobre 2011 a 21:29
no, io che tornasse cosi' trasformato non me lo aspettavo...
Scritto da: ava | 24 ottobre 2011 a 13:13
Personalmente, non l'ho trovato così banale, anzi.
Molto, molto particolare.
Ammetto, però, che il finale ha fatto sanguinare il cuore anche a me, sigh...
Scritto da: Il bollalmanacco di cinema | 24 ottobre 2011 a 17:24
A me è piaciuto. Dialoghi memorabili, personaggio memorabile, belle immagine e musiche. Un po' presuntuoso se vuoi, e a tratti banale e disarmante, ma comunque da promuovere
Scritto da: perso nel mondo del cinema | 25 ottobre 2011 a 21:25
Concordo, come avrai forse visto nella Connction, sul giudizio positivo al film.
Per me Cheyenne finalmente adulto, è, invece, il completamento inevitabile del suo percorso.
Un uomo liberato dai suoi demoni.
Finalmente in grado di liberarsi di una maschera, che era quella di una creatività della quale non aveva alcuna stima.
Quell'adulto, adesso, può fare qualsiasi cosa.
Rimettersi a suonare.
Comporre la musica che finalmente sarà ora in grado di esprimere.
Rimane il candore, la purezza, ma senza l'eccesso agito, per troppi anni senza alcun legame né con il significante né con il significato.
Rimango, però, sempre colpito dalla tua anima sensibile.
;-)
Rob.
Scritto da: Roberto Bernabò | 25 ottobre 2011 a 21:55
grazie delle belle parole Rob, cmq questo finale e' molto sottile: ci sarebbe da chiedersi se e' un vero happy end quello in cui si stravolge completamente il protagonista: a livello concettuale siamo dalle parti di hitch che in psyco uccide la presunta protagonista a inizio pellicola. Quello che voglio dire e' che il film sembra un omaggio un po' timoroso di un autore europeo al cinema USA ma Sorrentino compie una sottile opera di stravolgimento dall'interno del piu' classico meccanismo hollywoodiano, il che gli corrisponde ed e' assolutamente geniale
Scritto da: ava | 26 ottobre 2011 a 14:39
Il finale mi ha deluso parecchio, ma per il resto è un film tecnicamente ineccepibile e narrativamente discutibile, ma comunque un film che si riguarda volentieri!
Scritto da: perso nel mondo del cinema | 29 ottobre 2011 a 19:42
Non dirlo a me che in questi anni sono finito pure per comprarmi un aspirabriciole. Mentre attendevo il mio turno alla cassa ho guardato la scatola con su il disegno dell'aspirabriciole corredato da alcune scritte che ne esaltavano le peculiari caratteristiche ecologiche e ho capito che tante cose erano giunte al termine. :-)
Il film mi è piaciuto non moltissimo ma molto.
Autrice, da quant'è che non ci sentiamo? Tutto bene?
Scritto da: TerrorSwing | 30 ottobre 2011 a 01:32
Terror!!! quanto tempo! Ma come stai tu.. la commozione mi colse da quando lessi il tuo nome nell'elenco commenti! :')
Scritto da: ava | 31 ottobre 2011 a 13:54
scusa:io non ho capito che rapporto c'è tra il ritorno del protagonista con l'attesa della madre alla finestra. me lo puoi spiegare per piacere?grazie
bb
Scritto da: bepi berto | 05 novembre 2011 a 02:29
Non e' un punto facile bepi, molti credono si tratti della madre di Cheyenne, quindi Cheyenne sarebbe Tommy, il ragazzo scomparso. Personalmente la trovo un po' giovane per quel personaggio e la sovrapposizione Cheyenne Tommy non ha altri appigli durante il film, quindi penso che Cheyenne vada da lei per darle una speranza, dimostrando che tutto puo' cambiare se non ci si fossiilizza sul passato (l'ossessione per il figlio scomparso).
Scritto da: ava | 07 novembre 2011 a 17:50
non credo sia la madre, sia per lo sguardo di sconforto quando più da vicino riconosce che si tratta di C. e non di T., sia perché la figlia della signora alla finestra gli dice al telefono "se n'è andato mio fratello ora te ne sei andato anche tu..."
Scritto da: Chiara | 27 novembre 2011 a 23:41
ma sai che sei veramente ganza nel dare un giudizio critico ai film!? banale osservazione visto che sei una blogger filmica da anni? non si ma è sempre un piacere leggerti, sei acuta, indagatrice, mai scontata, personale nei giudizi che non sembrano mai mutuati da altri o sterotipati o condizionati dalle mode.ùsei ganza, ma ganza!
Scritto da: Monica | 29 novembre 2011 a 17:31
sono d'accordo con te, chiara ma e' un'interpretazione del film piuttosto diffusa, quella della madre
grazie monica, anche se quell'eccesso di complimenti lo trovo vagamente ironico! ;))
Scritto da: ava | 01 dicembre 2011 a 18:28
...in realtà il finale se pensate bene allo svolgimento di tutta la vicenda non è così banale, direi che è la conclusione inevitabile di un percorso interore...e comunque il personaggio non si prende mai troppo sul serio. la scena finale simboleggia il ritrovamento. il protagonista è stato ritrovato come uomo.
Scritto da: monica | 03 dicembre 2011 a 23:49
Nei vari commenti al film non ho trovato riscontri sul fatto che il personaggio di Cheyenne sia praticamente identico (salvo l'aspetto che ricorda piu'Robert Smith) a Ozzy Osbourne,in particolare alla sua vita privata come emerge dal reality sulla sua famiglia The Osbournes.
Stesso modo di fare,apparentemente scioccato ma in fondo vigile,una carrira musicale simile,stessa moglie "pratica"che ne gestisce la vita ma lo ama sinceramente,stesso rapporto con la sua ricchezza,stessa figlia...mi piacerebbe sapere se altri lo hanno notato e cosa ne pensano
Scritto da: Riccardo | 14 dicembre 2011 a 13:54
sinceramente non ci avevo fatto caso, ma ora che lo fai notare riccardo, concordo con la tua scoperta su ozzy :)
Scritto da: ava | 15 dicembre 2011 a 19:12
Il mio punto di vista e' questo:e'un film sul"rito di passaggio"dall'innocenza all'eta' adulta raccontato grazie alla peculiare figura della rockstar al di fuori del canonico passaggio dovuto al tempo.Cheyenne e' in qualche modo un bambino bloccato su se stesso e i suoi traumi,si affaccia al mondo per via della morte del padre tramite la ricerca del suo aguzzino(da notare che lui NON conosce l'olocausto).Scopre la colpa e quindi la vendetta:e' costretto ad agire e agendo in qualche maniera si macchia della colpa anche lui diventando adulto.La figura di Ozzy\Cheyenne permette al regista di raccontare questo passaggio in una veste un po' inusuale.Lo stile dell racconto e' quella di un classico road movie.
Scritto da: Riccardo | 16 dicembre 2011 a 09:56
Letti qualcosa come 900 post e visitati migliaia di siti... una mia personale interpretazione è che la moglie sia una figura materna, che gli dice cosa fare e quando, con la quale prova infinita noia nei momenti intimi, mentre alla fine lui torna, finalmente adulto, dalla persona che realmante ama e dalla quale è amato. Spiegherebbe anche perchè si prenda tanta cura della figlia, con un affetto che non mostra verso nessun altro nel film.
Sono forse impazzito??
Scritto da: Andreamantovani Milano | 02 luglio 2012 a 21:59