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lunedì 1 dicembre 2008

Palermo shooting

Shootingpalermo

Un fotografo tedesco di grido ha una crisi esistenziale che lo porta a baloccarsi con l’idea della morte. Cerca di rigenerarsi a Palermo dove incontrera’ la bella restauratrice Flavia.. 

Beh, se un taglio di soli venti minuti trasforma un pessimo film in qualcosa di passabile, come sostiene chi ha visto la versione lunga presentata al Festival di Cannes e questa riveduta uscita in sala, Wim Wenders resta un genio a prescindere, di cui la sottoscritta e’ disposta a bersi tutte le folli elucubrazioni, quand’anche scontate, sulla morta e la visione (apprezzai molto anche Fino alla fine del mondo) e in questo momento che la fotografia mi ha completamente affascinata mi sono lasciata intrigare dal personaggio del fotografo di successo, annoiato da una vita facile e da un’arte che giudica incapace di andare oltre la superficie della realta’. 
La bellezza del film sta tutta nel potere evocativo delle immagini: Wenders sembra essere una spugna in grado di far sue suggestioni lynchiane e rivedere il modo di Gondry di rappresentare una metafisica cinematografica attraverso i trucchi visivi piu’ semplici, alludo alle scene del letto di volta in volta troppo grande o troppo piccolo o all’appartamento che schiaccia il protagonista. 
Se la seconda parte girata a Palermo e’ decisamente meno compatta dal punto di vista narrativo, ha pero’ il merito di mettere al centro il bellissimo affresco de Il trionfo della morte di Palermo, danse macabre meravigliosa, al cui scheletrico cavallo rimanda il cavallo di Guernica di Picasso: se dal quadro deriva l’idea di mettere in scena una morte che scaglia frecce invece di mietere vittime con la falce, sarebbe stato altrettanto interessante una morte che avesse genere femminile anche nelle visioni di Finn come nel dipinto, ma la scelta dell’allucinato Dennis Hopper rimanda direttamente al Settimo sigillo di Bergman regista a cui il film e’ dedicato; a condividere la dedica l’autore che con Bergman ha condiviso la data di morte, Michelangelo Antonioni, archetipo di ogni figura di fotografo col suo Blow up

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