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dicembre 2007

giovedì 27 dicembre 2007

Il mistero delle pagine perdute - National Treasure

Pagineperdute_2
Dovendo proprio infliggersi uno dei cine-panettoni natalizi, meglio puntare sulla seconda puntata delle avventure di Ben Gates, che questa volta si imbarca in una delle sue folli cacce al tesoro per salvare la famiglia dall’onta: un nuovo documento parrebbe infatti dimostrare che l’avo di Gates era implicato nell’omicidio di Lincoln. Per riconquistare l’onorabilita’ perduta, il nostro eroe si avvale dell’aiuto dei suoi fidi: la curatrice museale Abigail Chase, che nel frattempo e’ diventata sua moglie e dalla quale sta divorziando, il geek geniale ma sfigato Riley Poole e il padre, Patrick Gates; alla banda che questa volta ha piu’ spazio, lasciando in secondo piano Nicholas Cage, si aggiunge anche la madre peperina del nostro eroe, Emily, interpretata nientepopodimenoche da Ellen Mirren; di spessore anche l’attore chiamato per il ruolo del cattivo, Ed Harris, purtroppo la sua parte e’ quella peggio strutturata, indecisa tra il vilain senza rimedio o dotato in fondo di buon cuore.
Del resto tutta la parte finale del film cede a una sceneggiatura non smagliante che ripropone il modello del precedente episodio: un mix d’azione e commedia a sostegno di un pastiche tra fatti storici e leggende millenariste per esaltare il mito americano: questa volta il sacro suolo dell’Unione ospita pure Cibola, la mitica citta’ d’oro amerinda.

venerdì 21 dicembre 2007

Scrivimi fermo posta

The Shop Around the Corner,
Usa 1940 MGM,
con James Stewart, Margaret Sullivan,
regia di Ernst Lubitsch

Il grande magazzino Matuschek and Company e’ un microcosmo dove si intrecciano le vite dei dipendenti e del proprietario Hugo Matuschek, maturo signore che scopre il tradimento della la moglie con un suo dipendente, licenzia l’impiegato sbagliato e finisce per cercare di suicidarsi, salvato in extremis dal fattorino Pepi. Intanto i giovani commessi Kralik e Klara non si sopportano e litigano sempre non sapendo di essersi gia’ innamorati per via epistolare, in un carteggio nato senza svelare le proprie identita’.

Scrivimifermoposta

Va detto che una volta tanto la traduzione italiana del titolo, che sposta l’attenzione dal “negozio dietro l’angolo”, palcoscenico delle vicende corali del film, alla liason epistolare tra i due protagonisti che si scrivono fermo posta ignorando la propria identita’, e’ stata lungimirante visto che le schermaglie amorose basate sull’anonimato saranno poi riprese nel 1998 da C’e’ post@ per te di Nora Ephron.
Scrivimi fermo posta risente della pesante atmosfera dello scoppio della seconda guerra mondiale e Lubitsch si rifugia nel mondo piccolo borghese di Budapest, ricostruendo una perfetta atmosfera mitteleuropea che la guerra si portera’ via per sempre.
Un film delizioso, che testimonia la finezza psicologica del maestro berlinese nel delineare i caratteri dei personaggi, pavidi come Pirovitch (interpretato da Felix Bressart, il Buljanoff di Ninotchka) che, siccome tiene famiglia, ogni volta che il burbero Matuschek chiede un’opinione sincera si toglie dalla circolazione, oppure untuosamente adulatori come l’infido Vadas (fisicamente identico al Gastone di Walt Disney).
Forse il piu’ bel film di natale di tutti i tempi che sa racchiudere la malinconia e la voglia di buoni sentimenti di questo periodo, sempre con il tocco leggero e cinico di Lubitsch, sublime quando l’ormai solo Matuschek si ritrova a dover invitare alla cena della vigilia il nuovo fattorino Rudy: e’ lampante che sia solo una scelta di convenienza ma tutto sommato ci illudiamo che sia la nascita di una grande amicizia.

mercoledì 19 dicembre 2007

1408

1408_2 Mike Enslin scrive guide ai luoghi infestati, con particolare attenzione agli alberghi, ma non crede certo ai fantasmi, almeno fino ma quando non gli viene segnalata la camera 1408 dell’hotel Dolphin a New York..

L’albergo e’ stato piu’ volte l’ambientazione ottimale di film horror, come i capolavori Psyco e Shining, di cui il regista si diverte a riproporre alcune atmosfere. Mikael Håfström, pero’ non si limita a giocare coi classici e dal racconto di Stephen King riesce a trarre un horror d’atmosfera poco splatter, ma non per questo meno pauroso; un viaggio nella mente del protagonista che svela quel che c’e’ dietro la figura iniziale dello scrittore gaglioffo che gioca con la credulita’ dei lettori: un uomo profondamente segnato dal dolore.
Nonostante debba dividere i titoli di testa con l’ottimo Samuel L. Jackson, la cui parte pero’ e’ poco piu’ di un cameo, tutto il film e’ retto da John Cusack, che molto spesso e’ solo a recitare davanti alla macchina da presa dimostrando, qualora ce ne fosse ancora bisogno, la propria insindacabile bravura.
Non resta che cercare la versione in dvd con il director’s cut del finale (ipse dixit)

lunedì 17 dicembre 2007

La vedova allegra

Vedovallegra The Merry Widow
USA, 1934
Con Maurice Chevalier, Jeanette MacDonald, Edward Everett Horton.
Regia di Ernst Lubitsch

La ricca vedova Sonia decide di lasciare la Marshovia per Parigi dopo essersi innamorata di Danilo, ufficiale e dongiovanni. Quando dalla Ville Lumiere arrivano notizie di un probabile matrimonio della vedova, per non perdere il suo ingente patrimonio il re decide di mandare un suo uomo a Parigi perche’ faccia innamorare Sonia, impedendo cosi’ l’uscita dei capitali dalla nazione e la scelta dell'inviato non puo' che cadere sul fascinoso Danilo..

Tratto dalla celeberrima operetta di Franz Lehár, un film che piu’ lubitschiano non si puo’, ambientato in piena Belle Epoque, in uno staterello immaginario della Mitteleuropa e con trasferta parigina; quindi lusso, frivolezza e battute fulminanti condite da gag surreali: al processo di Danilo verra’ presentata come prova anche il salame con cui l’ufficiale si era comperato la simpatia del cane da guardia di Sonia e quando la vedova si rifa’ il guardaroba per trasferirsi a Parigi tutto il suo guardaroba da nero si fa bianco.. compreso il cagnolo da compagnia!
La vicenda permette al regista di mettere alla berlina l’ordine costituito, disegnando un re da operetta piu’ preoccupato del pericolo rivoluzionario che dei tradimenti della regina e ancora una volta Lubitsch mette in scena la sua idea del matrimonio: Sonia e Danilo si sposeranno in prigione e per il regista berlinese il matrimonio e’ una gabbia voluta dalla societa’, in questo film e’ proprio la ragion di stato a rimettere Danilo sulla strada di Sonia.
La pellicola presenta anche degli ottimi numeri di ballo degni della miglior tradizione musical di Hollywood (non per niente il film e' stato definito da Guido Fink “uno dei più splendidi film a colori della storia del cinema”); si tratta anche dell’ultima collaborazione tra Lubitsch e l’attore Maurice Chevalier, tres charmant nella sua recitazione dalla spiccato accento francese.

venerdì 14 dicembre 2007

Irina Palm

Irinapalm Bah! Proprio mi sfugge il motivo per cui questo film e’ cosi’ acclamato, io l’ho trovato molto furbo e fondamentalmente ipocrita..
Si piglia ‘na vecchia e la si manda a lavorare al bordello, perche’? Ma perche’ la povera donna deve farsi carico del nipotino molto malato e rimboccarsi le maniche anche per il figlio bamboccione e la nuora che non si sa perche’ la odia, ma che quando scoprira’ il suo altruistico gesto le sara’ grata a vita.
Siccome non si puo’ mica avere una protagonista zoccola, si fa in modo che la vecchia abbia le mani d’oro e la si mette a tirar seghe, che il petting e’ solo un peccato veniale.
La vecchia al bordello fa ridere perche’ i clienti si immaginano che dall’altra parte del muro ci sia una strafiga e noi invece vediamo la realta’: la vecchia in grembiale a fiori e pantofole; peccato che questa gag giri da almeno 10/15 anni (da quanto sono nate le chatline erotiche) anche nei piu’ tristi spettacoli comici televisivi, ma la vecchia al bordello fa ridere e non si discute, comunque, per non far prendere una piega troppo leggera al film ogni tanto si innestano delle patetiche scena all’ospedale, pure un rallenti di una melanconica festa nel reparto pediatrico, che persino Cuccuzza ci insegna che la spettacolarizzazione del dolore tira piu’ del famoso pelo, che infatti non si vede, solo tette e culi cellulitici ed ancor piu’ invisibile e’ il protagonista sollazzato dalle mani d’oro di Irina Palm.
A salvare il film c’e’ solo Marianne Faithfull, quando il suo occhio s’infiamma di malizia luciferina nel rispondere alla curiosita’ delle amiche, ma ovviamente una sessantenne dalla vita banale, con alle spalle una vita matrimoniale insoddisfacente e piena di corna non puo’ mica ritrovare l’autostima nell’essere la migliore a tirar seghe e a guadagnar soldi, oh! cosa gli vuoi insegnare a ‘ste nuove generazioni?!? cosi’ l’apoteosi del bieco moralismo si inventa la love story con magnaccia. Ma per piacere...

martedì 11 dicembre 2007

Angel - La vita, il romanzo

Angel_2 Nell’inghilterra di fine ‘800, Angel Deverell, figlia di una droghiera combatte contro tutto e tutti per portare avanti il suo sogno: diventare una famosa scrittrice, il sogno di avvera portandole anche l’amore, il pittore incompreso Esme’ Howe-Nevinson. La dorata vita di Angel si infrange contro la prima guerra mondiale, quando i suoi romanzi passano di moda ed Esme’ si suicida, incapace di sopravvivere alle brutture della guerra, anche Angel dovra’ confrontarsi con la realta’ ed uscire dal mondo fantastico nel quale si e’ sempre illusa di vivere.

Quel che colpisce maggiormente nell’ultimo film di Ozon e’ la messa in scena, ispirata ai “women movie” degli anni ‘30 e ‘40, definizione che comprende un cinema che ha come protagonista le donne ed e’ indirizzato ad un pubblico prettamente femminile e che spazia da opere fondamentali come Via col vento, (chiara fonte di ispirazione del film di Ozon) a melodrammi convenzionali fino a opere minori che puntano esclusivamente sui toni melensi; l’operazione riesce molto bene nella prima parte del film quando il regista sottolinea con ironia i toni piu’ parossistici del sentimentalismo pescando nell’estetica da soap opera: lo sguardo che si perde nel vuoto, l’uso evidente dei trasparenti, e soprattutto il bacio tra Angel ed Esme’ sotto la pioggia, ripreso dal basso con la macchina che sale fino ad inquadrare l’arcobaleno uscito a coronare la promessa d'amore dei due giovani: credo che una composizione simile non sia mai stata osata neppure nella piu’ stucchevole telenovela!
La seconda parte del film, piu’ drammatica risulta piu’ convenzionale e quindi anche piu’ noiosa: peccato che il Ozon non abbia osato continuare ad calcare i toni esasperati della prima parte, si azzarda solo una volta quando Angel si reca a casa della rivale in amore, scoprendo tra l’altro dei risvolti degni del miglior feuilleton, la scena si svolge nel 1920 e Angel si presenta sfatta, malamente abbigliata nelle sue sontuose mise di fin de siecle: il solo contrasto tra lo stile della casa e l’anacronismo di Angel evidenzia l'incapacita' della protagonista di affrontare la realta’ e’ da a tutta la scena un risvolto tragicamente grottesco.
Merita di essere menzionata la prova di Romola Garai, in grado di modulare tutte le sfumature del personaggio di Angel: ragazzina sfacciata ed insolente, ragazza inebriata dal successo e dall’amore, donna delusa dalla vita ma caparbiamente intenzionata a portare avanti la visione romanzata della sua esistenza.

venerdì 7 dicembre 2007

Nella valle di Elah

Nellavalledielah Rientrato da una missione in Iraq, un giovane soldato scompare, il padre ex veterano di guerra si mette sulle sue tracce scoprendo orrori mai immaginati.

E’ palese che il cinema di Paul Haggis abbia dei difetti, in particolare la forte dipendenza dalla sceneggiatura e la regia convenzionale, nel caso specifico de La valle di Elah anche il personaggio della madre interpretata da Susan Sarandon risulta poco approfondito e posticcio, messo li’ giusto per sopperire alla necessita’ di una mater dolorosa.
Detto questo, personalmente resto sempre molto toccata dai film di Haggis, che sa raccontare molto bene le contraddizioni di un mondo impegnato in una guerra insensata (o per lo meno piu’ insensata delle altre). Dopo l’11 settembre, molti film hanno raccontato temi legati alla guerra in Iraq, quel che quest’opera di Haggis aggiunge al filone, e’ un superamento del bene e del male: quello che si scopre (e non mi sto riferendo all’omicidio) e’ orrendo ma i colpevoli si rivelano cosi’ patetici nei loro assurdi tentativi di sopravvivere a un orrore piu’ grande di loro che non si riesce neppure ad odiarli. I detrattori del film obietteranno che questa sensazione nasce dal fatto che tutta la vicenda e’ seguita attraverso gli occhi di un padre, colpevole di non aver saputo aiutare il figlio quando era il momento; potra’ anche essere, ma ci resta la prova di un immenso Tommy Lee Jones la cui faccia impassibile in alcuni momenti riesce ad esprimere tutto il dolore di questi tempi.
Da sottolineare l’uso della telecamera del telefonino per rappresentare le scene in Iraq mentre la televisione e’ un inutile sottofondo di prosopopea bellica, una scelta che per certi versi (a quanto ho letto) viene condivisa anche da Redacted di De Palma; il girato amatoriale diventa una sorta di documento reale ma e’ innegabile che montato sul grande schermo dia un innaturale senso di distanza da cio’ che vediamo, una scelta stilistica che forse vuole sottolineare che non siamo in grado (oppure non vogliamo?) confrontarci con quella realta’.

giovedì 6 dicembre 2007

La Squadra - l'ultima puntata

Pietroguerra01 E cosi’, alla fine, il momento tanto temuto e’ arrivato, all’ultima puntata il buon Pietro Guerra ci ha lasciato le penne: fine di un‘epoca e di un’estetica condita nel momento clou da molto rallenti, montaggio alternato e volo di piccioni, vago richiamo alle colombe portate in auge da John Woo; insomma una morte un po’ forzata come la chiusura di questo serial, ma per il resto la puntata e’ stata intrigante e mi e’ piaciuta molto l’idea di una puntata avulsa dalla sequenzialita’, ambientata circa otto mesi dopo l’ultima puntata che mostra il Sant’Andrea in una situazione idilliaca, come da tutti agognato: Ramaglia perfettamente ripreso dal coma, Guerra che aspetta un figlio da Elena Baroni, Battiston ormai a Trento con la sorella di Sciacca, addirittura il ritorno della Spano’ e soprattutto Pettenella che sta insieme alla Veneziani!
Mi sono piaciuti anche i discorsi sottotraccia tra Pettenella e Cafasso che parevano alludere alla situazione ancora poco chiara sul futuro della serie, per ora, a quanto dice Film TV, si sa per certo solo il cambio del formato con puntate da 50 minuti, ci dovrebbe essere piu’ azione spostando l’attenzione sulle volanti e mostrando meno vita di commissariato, pochissimi gli attori della serie originale che passeranno al nuovo format, tra questi Sperandeo mentre tra i nuovi ingressi si vocifera su Taricone; ma soprattutto dovrebbe cambiare il nome del prodotto: passando da La squadra a SpaccaNapoli, titolo che sottende un risvolto folcloristico che non promette nulla di buono, ma vedremo a marzo..

mercoledì 5 dicembre 2007

Mancia competente

Troubleinparadise Trouble in Paradise
Usa 1932
con Miriam Hopkins, Kay Francis, Herbert Marshall, Edward Everett Horton.
Regia di Ernst Lubitsch

A Venezia nasce l’amore tra la ladruncola Lily e il truffatore Gaston Monescu, i due decidono di unire cuori e abilita’ nella truffa ma un giorno Gaston si innamora della bella ereditiera che dovrebbe raggirare..

Commedia dalle battute rutilanti e dalla messa in scena perfetta che nasconde un risvolto amaro sottolineato in apertura di pellicola da quel carico di spazzatura che il gondoliere trasporta per il Canal Grande: i protagonisti che ci vengono presentati alla loro prima cena si scopriranno a vicenda due ladri, eppure sara’ per loro due, truffatori senza scrupoli, che tifera’ il pubblico, un po’ perche’ non erano ancora i tempi bigotti del Codice Hays e non era necessario dare una motivazione strappalacrime alla loro condizione, ma soprattutto perche’ la loro statura morale non e’ poi tanto dissimile di quella del bel mondo alle cui spalle vivono: Madame Colet deve la sua fortuna all’eredita’ lasciatale dal marito (che non e’ difficile immaginarsi esser stato anziano e spostato per interesse) e mentre la ditta non naviga in buone acque, la giovane proprietaria non esita a spendere migliaia di dollari in una borsa da sera tempestata di diamanti, poi c'e' il dirigente dell’azienda che lucra a proprio vantaggio sugli interessi aziendali da tempo immemorabile pero’ quando Gaston rivelera’ questo dettaglio a Mariette Colet, la donna non sara’ cosi' propensa a chiamare la polizia com’era pronta a fare dopo aver scoperta la vera identita’ di Gaston.
Essendo un film del ‘32 , antecedente, come gia’ ricordato al codice Hays, la commedia e’ un trionfo di eleganti allusioni sessuali: non manca l’ombra di Gaston e Madame Colet che si staglia sul letto mentre i due si stanno baciando; ma dopo 75 anni la pellicola si dimostra ancora graffiante ed attuale: le donne sono costrette da sempre a dieta e Lubitsch coglie sia Lily che Mariette mentre si strafogano di nascosto, e soprattutto e’ gia’ presente il ritornello a noi cosi’ familiare del consiglio d’amministrazione che per risanare l’azienda propone tagli sui salari dei dipendenti, salvo poi aumentare il proprio compenso.

martedì 4 dicembre 2007

Desperate Housewives - terza stagione

Dhiii Povere le mie disperate finite in seconda serata anche per colpa mia, dato che non so aspettare che arrivino in RAI e me le guardo dal satellite (a proposito: domani inizia la 4° serie su Foxlife.)
Resta comunque un peccato che “la retrocessione” in seconda serata avvenga proprio con questa terza serie che a mio parere e’ la migliore: colpi di scena tumultuosi (la settima puntata ambientata nel supermercato non va assolutamente persa, come l’incredibile epilogo finale) e il ritorno alla cattiveria familiare con l’ingresso della perfida famiglia di Orson, il nuovo ambiguo marito di Bree.
Novita’ anche per Gabrielle e Lynette, quest’ultima dovra vedersela con l’altra figlia di Tom e la di lei madre Nora, mentre Gabrielle pare trovare un nuovo amore che le fa dimenticare la tempestosa relazione con Carlos; resta costante la zuccherosa Susan Mayer, sempre alle prese con il suo Mike Delfino..

luglio 2008

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