contatti

$$$


pubbliche relazioni

feed




lunedì 12 maggio 2008

I demoni di San Pietroburgo

Demonisanpietroburgo


Nei cinque convulsi giorni che precedono la stesura finale de Il giocatore per il quale Dostoevskij chiede l’aiuto di una giovane stenografa che poi diventera’ sua moglie; il romanziere viene contattato da Gusiev, un giovane fuoriuscito da un gruppo rivoluzionario che informa il maestro dell’ennesimo attentato alla famiglia reale, perche’ si impegni a sventarlo..

Giuliano Montaldo torna alla regia dopo 18 anni riprendendo un progetto di Andrej Konchalovskij che supera i limiti del biopic per mettere in scena il mondo interiore dello scrittore russo: il demone del gioco, la malattia, il passato rivoluzionario che gli e’ costato la deportazione in Siberia, il superamento degli ideali libertari in nome di qualcosa di piu’ assoluto, che pero’ Dostoevskij non riesce a comunicare alla nuova ondata rivoluzionaria che pure vede in lui un Maestro.
I demoni di San Pietroburgo comunica tutto questo in maniera tumultuosa, forse anche confusa e riesce a farlo arrivare, indifferente al dato didascalico, alle date scritte in sovrimpressione.

mercoledì 7 maggio 2008

Iron Man

Ironman_new Confesso che questa ennesima versione cinematografica delle avventure di un super eroe dei fumetti mi sarebbe piaciuta comunque, vista la presenza di Robert Downing Jr. nel ruolo del protagonista, che si e’ confermato perfetto per il personaggio sbruffone ma geniale di Tony Stark.
La mia buona predisposizione e’ rimasta facilmente conquistata da un blockbuster Marvel che si confronta con i temi del presente ambientando la genesi di Iron Man nell’Afganistan squassato dalle guerre dei nostri giorni, con il protagonista costretto a ricredersi della sua fiducia verso le armi, intese come deterrente per la pace e la sicurezza. Certo, e’ una morale all’acqua di rose ma sempre meglio di niente.
Mi e’ piaciuto anche il cote’ totalmente scientifico che sta dietro alla creazione del super eroe: ribadisco che non sono mai stata conoscitrice del mondo dei super eroi dei fumetti, se non attraverso le trasposizioni cinematografiche, ma la caratteristica di Iron Man mi pare essere quella di nascere totalmente dall’ingegno umano, non per nulla Stark e’ paragonato a Leonardo da Vinci; da qui un bel ritorno della robotica che era stata accantonata negli ultimi e tempi e come non vedere nel simpatico Ferro Vecchio una citazione di Numero 5, il robot di Corto circuito?
A sorreggere il film c’e’ soprattutto un cast di tutto rispetto, accanto al sublime Downey Jr, uno stupefacente Jeff Bridges verso il quale non si sa se essere piu’ stupiti per il ruolo di cattivo o il lucido cranio calvo, in ogni caso gli donano molto entrambi!

venerdì 2 maggio 2008

La Reggia di Venaria e i Savoia

Mosaic9016980Il recupero della reggia di Venaria Reale e’ un’operazione ambiziosa e costosa e sicuramente molto complessa.
La mostra sui Savoia che testimonia lo stato del recupero non e’ del tutto soddisfacente: lasciano perplessi i giardini, forse per ignoranza della spettatore che, abituato ai parchi secolari delle altre regge, italiane e non, si aggira deluso e spaesato per le aree appena rimesse a nuovo, dalle fragili piantumazioni recenti (qualcuna gia’ seccata).
Per vistare le parti recuperate della regga, circa un chilometro e mezzo di cammino tra citroneria e piano nobile, bisogna preventivare piu' di un'ora (sotto il pungolo dei custodi): i materiali esposti per illustrare la storia di casa Savoia sono molteplici ed alcuni di sicuro pregio (Van Dyck, Reni e per le arti applicate regionali i nomi di tutto rispetto del Cignaroli e l’esimio ebanista Prinotto) ma l’esagerata sequela di opera non permette di godere di qualcosa in particolare, neppure degli allestimenti audiovisivi di Peter Greenaway che insieme a la corte di carta di Isabelle de Borchgrave sono rappresentazioni piu’ d’impatto rispetto alle quadrerie senza fine.
Tra gli allestimenti di Greenaway quello che mi e’ piaciuto di piu’ e’ quello che ripopola la cucina grande con il sempre bravo Giuseppe Battiston nei panni del capocuoco; in un altra sala sono riuscita a riconoscere Iaia Forte impersonare una delle figure femminili che vissero a corte, mentre mi e’ onestamente sfuggita la pettegola della Litizzetto.
Forse come cita l’introduzione del sito, sarebbe meglio sbrigare la visita con la corsa di 10 minuti ispirata a The dreamers di Bertolucci che si arresterebbe senza fiato davanti alla, questa si’ davvero meravigliosa e mozzafiato Galleria Grande.


La Reggia di Venaria e i Savoia.
Arte, magnificenza e storia di una corte europea

Venaria Reale, Torino
prorogata fino all'11 maggio 2008

martedì 29 aprile 2008

Ortone e il mondo dei Chi

Nella foresta di Nullo vive l’elefante Ortone: e’ un po’ svampito ma benvoluto da tutti, almeno fino al giorno in cui sente un flebile suono provenire da un granello di polvere. Ortone si convince da subito che in quel granello c’e’ un mondo con cui riuscira’ anche a comunicare scoprendo la citta' di Chi Non So. L'elefante prende l’impegno di depositare il granello e i suoi abitanti in un posto sicuro, anche se questo gli puo’ costare l’ostracismo della sua comunita’..


Ortoneeilmondodeichi

Appena qualche settimana fa, rivedendo Il mistero di Sleepy Hollow mi chiedevo quando sarebbero cominciate le citazioni visive del caratteristico mondo burtoniano e questo cartone che riduce l’ormai obbligatorio richiamo cinefilo ai classici annovera Burton tra le sue citazioni: “adoro il profumo delle banane al mattino” esclama Ortone sfuggendo alla mitragliata delle bertucce, mentre l’avvoltoio Vlad gia’ nel nome e nell’accento richiama il terribile conte transilvano. Il mondo di Chi rinchiuso nel suo granello si rifa’ all’immaginario burtoniano con le forme curve del paesaggio e Jojo, l’unico figlio maschio tra i 99 di Sinda-chi’ e’ silenzioso, umbratile come il miglior eroe di Tim Burton e come ci insegna il maestro, si rifugia in un mondo fantastico dove da sfogo ai propri talenti nascosti.
Ortone e il mondo dei Chi e’ una favola lieve, di buoni sentimenti ma con una morale meno scontata di quel che si potrebbe pensare, con diversi piani di lettura: l’indifferenza degli abitanti di Chi da fronte ai segnali di un’imminente catastrofe, richiama la nostra grave situazione ecologica ma ancor piu’ interessante e’ la posizione di Ortone da cui la dittatoriale Cangura si aspetta una sconfessione degna del processo a Galileo, perche’ ritiene che fantasia e immaginazione siano diseducative, mentre l’elefante e’ disposto a tutto pur di salvare una vita, per minuscola che sia.
Il doppiaggio italiano e’ affidato a Christian de Sica per il ruolo di Ortone e devo dire che “la romanizzazione” dell’elefante che all’inizio mi preoccupava non poco, ha invece caratterizzato bene il personaggio, paradossalmente risulta molto piu’ “televisiva” la voce di Veronica Pivetti che doppia la Cangura.

lunedì 28 aprile 2008

La banda

Labanda La banda musicale della Polizia di Alessandria d'Egitto viene invitata in una cittadina israeliana per inaugurare il centro di cultura araba ma un banale errore di dizione causa un fatale cambio di destinazione portando gli otto musicisti lontano dalla loro meta, in un paese desolato, fatto di casermoni che sorgono nel deserto, e dove la corriera passa una volta giorno. Costretti a chiedere ospitalita’ all’unico ristorante del luogo, i componenti della banda dovranno confrontarsi con gli abitanti, sorpresi di trovarsi davanti otto arabi che girano in divisa in territorio israeliano. Il dialogo e il collante della musica permettera’ di superare le diffidenze e anche gli attriti all’interno della banda guidata dall’integerrimo Tewfiq, che sara' protagonista di una malinconica storia d’amore negata con la bella Dina, mentre il compositore in crisi Simon si rispecchiera’ nel suo ospite: entrambi sacrificati alle necessita’ delle rispettive famiglie. C’e’ poi il giovane Khaled, incallito don giovanni che in una singola, fantastica scena a telecamera fissa si ritrovera’ ad insegnare all’impacciato Papi come conquistare una ragazza.
Un delizioso piccolo film, ispirato allo stile di Kaurismaki, che tra risate e malinconia favoleggia (le didascalie introduttive hanno il sapore di una fiaba) di un confronto umano tra due culture che paiono destinate allo scontro perenne.

mercoledì 23 aprile 2008

L'ultima missione

Lultimamissione Louis Schneider, poliziotto roso dal senso di colpa per l’incidente che ha distrutto la sua famiglia, sta indagando su un a serie di efferati omicidi che sconvolgono Marsiglia. Per colpa dell’alcol gli viene tolto il caso, a cui continuera’ a lavorare per conto suo; nel frattempo viene contattato da una ragazza, Justine, sopravvissuta all’eccidio della famiglia compiuto da un pericoloso maniaco che sta per essere scarcerato per buona condotta e che proprio Louis aveva catturato 25 anni prima..

Non c’e’ redenzione in questo ultimo film di Olivier Marchal, cupo e disperato: si muore e si nasce nel sangue e tra questi due eventi non c’e’ che dolore e disperazione; tutto e’ livido e freddo a partire dai colori, quasi sempre alterati della fotografia di una Marsiglia che non concede nulla allo spot pubblicitario (e le film commission italiane prendano esempio, per favore!)
Forse troppe trame si intrecciano in questa pellicola, sicuramente imperfetta e slabbrata ma ogni singolo episodio e’ la stazione di una via crucis nella sofferenza di chi e’ stato trucidato, di chi deve scendere a patti con la propria coscienza e convivere col senso di colpa, di chi deve sopperire a una perdita insensata e violenta e trovare una ragione sufficientemente valida per continuare a vivere. La disperazione con cui il regista squarcia il velo su un mondo corrotto e crudele riesce ad arrivare allo spettatore nonostante gli eccessi stilistici e alcuni punti (volutamente?) oscuri della trama e pesa sul cuore come un macigno.

lunedì 21 aprile 2008

Non per soldi.. ma per denaro

Nonpersoldimaperdenaro The Fortune Cookie
USA 1966
con Jack Lemmon, Walter Matthau, Judi West
regia di Billy Wilder

Durante le riprese di un partita di baseball, il cameraman Henry Hinkle viene investito dal campione Luther "Boom Boom" Jackson e sviene. Portato in ospedale per gli accertamenti del caso, Henry si lascia convincere dal cognato azzeccagarbugli a fingersi invalido per intentare una causa miliardaria all’assicurazione..

Cinica commedia sull’avidita’ umana che si avvale della prova magistrale della coppia Lemmon Matthau, e giustamente il secondo per questo ruolo si guadagno’ anche un Oscar come miglior attore non protagonista: la sua faccia imperturbabile e’ perfetta per il ruolo di Gingrich “colpo di frusta”, avvocato di seconda categoria che vivacchia intentando false cause per incidenti e vede nella disgrazia del cognato l’occasione per svoltare: Gingrich e’ talmente addentro ai trucchi contro le assicurazioni che non esita di avvalersi dell’ipnosi e droghe per far si’ che il cugino superi il serio consulto medico voluto dall’assicurazione e risulti invalido. Per convincere il cognato a cooperare fa leva sul sentimento che l’uomo prova ancora per l’ex moglie Sandy. Lei lo ha lasciato per scappare con un musicista, spinta dalla sua ambizione di sfondare nel mondo della musica ma dopo l’incidente non esita a ritornare tra le braccia di Henry attirata dal profumo dei soldi con i quali potra’ allestire un suo spettacolo canoro.

ThefortunecookiejpgUn panorama umano desolante a cui fa da contraltare “Boom Boom” Jackson, il campione di baseball, causa dell’incidente che non riesce a superare il senso di colpa per aver costretto Henry su una sedia a rotelle e rischia di rovinarsi la carriera saltando gli allenamenti per prendersi cura del povero Henry: la presenza di un carattere cosi’ ingenuo e fiducioso nella buona fede altrui mette ancor piu’ l’accento sull’avidita’ degli altri personaggi e la sua amicizia con Henry sara’ la causa del fallimento del piano, con il bel finale liberatorio nel campo da baseball, ma niente paura per il nostro imperturbabile Gingrich che riesce a cadere in piedi e ad inventarsi seduta stante un’altra causa!

giovedì 17 aprile 2008

Un bacio romantico

Jeremy gestisce una tavola calda a New York , un giorno al suo locale si presenta Elisabeth, in crisi con il fidanzato. Tra i due nasce un’amicizia che continua anche quando la ragazza lascia la citta’ per un on the roads alla ricerca di se’ stessa

Unbacioromantico


Sara’ un po’ come sparare sulla Croce Rossa, ma il titolo italiano del film di KarWay e’ veramente indecente dato che l’unico bacio romantico arriva nella scena finale, rimanendo per mezza pellicola un desiderio irrealizzato di Jeremy. Certo, non si tratta di un film di suspance, ma un titolo diverso avrebbe permesso allo spettatore di apprezzare maggiormente il mondo rarefatto del regista asiatico, dove la love story tra i due protagonisti poteva anche non essere cosi’ scontata, del resto la vicenda tra Jeremy e Elizabeth e’ la cornice per raccontare altre storie di amore e fiducia che hanno per protagonisti i personaggi che Elizabeth incontra nel suo viaggio; personalmente quello che ho preferito e’ il rapporto morboso tra Arnie, poliziotto alcolizzato e Sue Lynne, la moglie perennemente insoddisfatta che lui ama disperatamente.

venerdì 11 aprile 2008

Non pensarci

Nonpensarci Stefano, musicista punk in crisi artistica e sentimentale, decide di tornare per qualche tempo a casa dai suoi per ritrovarsi ma appena a casa verra’ travolto nei numerosi problemi dei suoi familiari..

L’aggettivo che piu’ mi veniva in mente mentre mi godevo le gag del film era fantozziano: non sono mai stata una fan di Fantozzi, ma se negli anni’70-’80 la vita patetica del travet era il simbolo delle miserie italiane, oggi questo ruolo spetta al 35-40 enne in crisi, bamboccione di ritorno o per vocazione; quindi le (dis)avventure dei fratelli Nardini possono avere davvero qualcosa in comune con quelle del famoso ragioniere.
La vita di provincia poi e’ descritta con precisione assoluta, anche nei personaggi secondari, come Matrix, il classico ragazzo che si e’ sperso nel suo mondo e che tutti abbiamo conosciuto almeno una volta.
Divertente e leggero, sostenuto dalla grande prova del cast, Non pensarci non e’ pero’ un film conciliante: se non ci fosse stato l’intervento del deus ex machina, Stefano e i suoi fratelli sarebbero riusciti a risolvere i loro guai?

giovedì 10 aprile 2008

Il futuro non e' scritto - Joe Strummer



John Mellor, figlio di un diplomatico, cresce al seguito della famiglia in diversi paesi del mondo, l’adolescenza, trascorsa in un rigido collegio inglese, culmina con il suicidio del fratello David.
I primi anni’70 vedono il giovane hippy ribattezzarsi Joe Strummer e cercare di farsi un nome nel mondo della musica, il suo gruppo 101'ers ci e’ quasi riuscito, quando il cantante e’ folgorato da un concerto dei nascenti Sex Pistols, Strummer capisce che il punk e’ la nuova via della musica e rinnega il suo passato hippy dedicandosi anima e corpo alla nuova band, The Clash che in pochi anni diventa il gruppo musicale piu’ famoso al mondo; ma l’artista non e’ in grado di gestire il successo: essere una pop star contrasta con quanto denuncia dai suoi testi, da qui l’inesorabile fine de gruppo e una profonda crisi personale da cui il cantante uscira’ moltissimi anni dopo con il nuovo gruppo dei Mescaleros. Nel 2002 la prematura scomparsa dovuta a una malformazione cardiaca di cui Joe Strummer non era a conoscenza.

Il bel documentario di Julian Temple indaga la figura complicata e complessa di una rockstar che rifiuto’ il successo ad ogni costo, pagandone lo scotto in prima persona, non si tratta pero’ di un agiografia ne l’esaltazione romantica e decadente di un looser: il regista non teme di puntare il dito anche sugli aspetti piu’ negativi del carattere di Joe Strummer. Quello che esce dal documentario e’ il ritratto a tutto tondo di un uomo, piu’ che di un artista; la pellicola puo’ interessare anche chi non ha amato o conosciuto i Clash, la cui musica e’ meno presente nel film di quel che ci si potrebbe aspettare; a fare da colonna sonora sono soprattutto gli estratti di London Calling, il programma radiofonico che Strummer condusse per la BBC World.
Alle immagini di repertorio si uniscono le testimonianze di familiari, colleghi e personaggi del jet set artistico (da Bono a Johhny Depp, da Scorsese a Matt Dillon) tutte raccolte attorno a suggestivi falo’, tanto amati da Strummer, accesi ai margini delle citta’ che fanno da sfondo alla sua vicenda umana: Londra, Dublino, New York e Los Angeles.

joestrummerilfilm

maggio 2008

lun mar mer gio ven sab dom
      1 2 3 4
5 6 7 8 9 10 11
12 13 14 15 16 17 18
19 20 21 22 23 24 25
26 27 28 29 30 31  

supporto a



  • bloggers for equity

    Amnesty International AMREF
    Emergency Medici senza frontiere
    Action aid Terre des hommes
    Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati Unicef

intrallazzi



  • www.flickr.com


tag


world

counter

Blog powered by TypePad